Si è costituito a Pagliarelli Vincenzo Di Blasi, accusato di essere l'informatore dei clan di Brancaccio.

Avrebbe fornito alle cosche giubbe del corpo, palette passamontagna e un lampeggiante.

In stato di fermo, tra i suoi colleghi che erano andati a notificargli il provvedimento della Procura della Repubblica, c´è rimasto solo poche ore prima che il gip lo rimettesse in libertà. Ma da ieri mattina, Vincenzo Di Blasi, l´ultimo poliziotto-talpa venuto fuori dal gran calderone delle inchieste di mafia, è in una cella del carcere di Pagliarelli dove si è costituito, accompagnato dal suo legale. Perché per i giudici della corte di Cassazione, gli elementi a suo carico raccolti dai pm Roberta Buzzolani, Maurizio de Lucia e Marzia Sabella ( ora alla Dna) sono tali da rendere necessaria la custodia cautelare in carcere.

Qualche giorno fa, dopo il verdetto della Cassazione, Di Blasi non si era fatto trovare in casa dai colleghi della squadra mobile che erano andati a prenderlo, poi la decisione di presentarsi spontaneamente.
L´ormai ex poliziotto, andato in pensione da un paio di mesi dopo essere finito sotto inchiesta, secondo gli inquirenti, sarebbe la talpa che ha consentito a diversi esponenti di spicco della mafia di Brancaccio di sfuggire alla cattura: da Andrea Adamo a Ludovico Sansone.

Concorso esterno in associazione mafiosa il reato ipotizzato a suo carico grazie alla dichiarazioni di alcuni degli ultimi collaboratori di giustizia che hanno raccontato molto su quel nome saltato fuori da un´intercettazione telefonica. Sono stati Andrea Bonaccorso e Stefano Puleo ad indicare in Di Blasi, 50 anni, prima alla Mobile a metà degli anni Novanta, poi al commissariato Mondello e a San Lorenzo, per ultimo assistente capo in servizio presso il posto di polizia dell´ospedale Buccheri La Ferla, la "talpa" che passava al clan di Brancaccio tempestivamente le informazioni sulle imminenti operazioni di polizia ma anche dei carabinieri, da Gotha a Perseo.

E il tribunale del Riesame, accogliendo il ricorso presentato dal pm de Lucia dopo la repentina scarcerazione di Di Blasi, ha affermato che «le sue condotte hanno concretamente contribuito al rafforzamento dell´associazione Cosa nostra, non foss´altro perché hanno potuto sottrarsi alla cattura esponenti di assoluto livello».

L´ultimo che Di Blasi avrebbe fatto scappare è stato Ludovico Sansone.
Il 28 dicembre scorso, quando i carabinieri sono andati a bussare alla sua porta, il boss di Brancaccio era già uccel di bosco. Bene informato, così come era stato due anni prima per Andrea Adamo, dell´imminente blitz delle forze dell´ordine. Lo chiamavano "Enzo u sicarieddu" ( per quel sigaro tenuto sempre in bocca) e i suoi referenti nella cosca di Brancaccio erano i fratelli Stefano e Michele Marino, ai quali Di Blasi avrebbe persino fornito giubbini con la scritta «Polizia», cappellini, passamontagna, una paletta e un lampeggiante.

Molti anni fa, un altro pentito, Francesco Onorato, aveva fatto il suo nome nell´ambito delle indagini sulla scomparsa di Emanuele Piazza, il giovane collaboratore dei servizi segreti rimasto vittima della lupara bianca.
Di Blasi sarebbe riuscito a ricavare dei vantaggi anche per suo figlio, impiegato in un´impresa di trasporti. Avrebbe simulato di essere stato vittima di una rapina consegnando agli uomini della cosca decine di colli Tod´s e Hogan. E al telefono sua moglie si chiedeva da dove arrivassero quegli strani introiti del marito.

( 03 novembre 2009)

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Oluşturulma tarihi: 6 Kasım 2009

Son güncelleme: 6 Kasım 2009