SE CERCARE LA VERITA'.. significa morire.

Il bilancio è disarmante. Ed è ancora più spaventoso quando si muore per amore del mestiere, per il rispetto del lettore da informare. «Non sarò mai abbastanza grato alla cronaca, nella quale anch’io mi sono formato, perché chi non è stato cronista non sarà mai un vero giornalista». Sono parole di Indro Montanelli. Le ha scritte nel contesto di un ampio articolo pubblicato in prima pagina dal Corriere. Era il 13 agosto del 1998.

Ora, noi non sapppiamo se queste poche righe siano state una sorta di testamento professionale. E' certo, comunque, che è un omaggio a quel giornalista che ha trascorso in cronaca parte della propria vita. Un dono a chi è preso dalla passione di raccontare i mali della società, rischiando, qualche volta, di finire in un mare di guai. Insomma, c’è il pericolo di restare avviluppato in una rete dalla quale non è facile venirne fuori. E questo accade soprattutto a chi, per mestiere, è costretto a occuparsi di vicende scellerate, che, spesso, hanno a che fare con la malavita organizzata.

Il lutto stretto non lo portano ormai più, ma hanno ancora i volti tristi le vedove e gli orfani di cronisti come Mauro De Mauro, Pippo Fava, Mario Francese e Beppe Alfano. Qualcuno non c’è riuscito a sopportare la tragedia familiare e l’ha fatta finita. A giudicare dalle ultime indagini su questi delitti, De Mauro, Fava, Francese e Alfano erano arrivati a una verità. Avevano capito da quale parte stava il marcio e avevano deciso di denunciarlo. E lo avevano fatto alla vecchia maniera, avevano camminato a lungo, avevano parlato con gli investigatori, avevano ricostruito storie per lunghi anni rimaste nelle pieghe della cronaca, avevano riempito pagine e pagine di appunti. Si erano affidati alla memoria, avevano confrontato le interviste e poi avevano deciso di scrivere.

Di mafia si muore, è un viaggio senza ritorno, si dice. Lo sappiamo. E lo sapevano pure De Mauro, Fava, Francese e Alfano. E lo sapevano anche tutti quelli che hanno provato a combattere Cosa nostra: magistrati e investigatori, al pari dei giornalisti, tutti alla ricerca della verità. Beppe Alfano, che aveva la passione di raccontare i mali della sua città, andava solo alla ricerca di storie marce. E lo faceva pur sapendo di rischiare, nella consapevolezza che un giorno o l’altro sarebbe finito in un mare di guai, lungo una pista senza ritorno. È il prezzo che si paga quando si va a caccia di obiettività di giudizi, nel rispetto della cronaca e del lettore da informare. Il cronista è così, perché è il suo modo di vivere, di guardarsi intorno, è un entusiasta di questo strano mestiere.
Angelo Vecchio

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作成日:29 10 2009

最終更新日:29 10 2009