Tratto da ITALIA SOCIALE di Antonio Del Prete. La crisi della sinistra in Italia è un fatto ormai ineludibile. Passando in rassegna i vari schieramenti che compongono il variopinto panorama del lato mancino dell’arco costituzionale non si scorge il benché minimo segnale di risveglio. La cifra del “collasso” non è segnata soltanto dal dato elettorale, per quanto esiguo, ma è innegabile che esso costituisca il risultato palese di uno sfaldamento del legame tra il popolo ed i suoi presunti rappresentanti.
Ciò è sin troppo evidente per il PD, la cui eterogenesi dei fini è stata neutralizzata solo un poco dalla retorica del voto utile anti - berlusconiano. Veltroni continua a ripetere che nell’era post – ideologica il consenso debba confrontarsi con i programmi e le persone. Ebbene sia nell’uno sia nell’altro caso, mai ci fu situazione più ambigua. Il “ma – anchismo” veltroniano si riflette persino sulla composizione del gruppo parlamentare, che vede operai e “padroni” andare a braccetto. Buona intenzione, per carità, che tuttavia diviene irritante se manca un disegno politico di fondo, uno sfondo valoriale, se in definitiva l’unico perché inquadra la volontà di abbracciare confusamente il maggiore spazio elettorale possibile. Risulta inutile, in questo senso, anche l’appropriazione del cappello riformista, parola tanto di moda, quanto vuota di significati ed incomprensibile al Popolo. Cosa si vuole riformare e perché ? Qual è il fine ultimo dell’azione politica del PD ? Non è dato saperlo, salvo non ci si voglia malignamente riferire alla volontà di governare. Tuttavia, proprio la tanto sbandierata “vocazione maggioritaria” rischia di rimanere un mito incapacitante, capace invece di proiettare il Partito Democratico nella dimensione paradossale di una similitudine storico – politica con il vecchio Partito Comunista Italiano. Oggi come allora, infatti, i Democratici potrebbero rimanere inchiodati ad una percentuale intorno al 30 %, soli (l’IDV sembra veleggiare verso altre mete), dunque arenati sul bagnasciuga di una opposizione impossibile. Probabilmente ci penserà Berlusconi a fare il lavoro sporco, sfornando una legge
elettorale capace di far divenire l’acqua vino, le minoranze maggioranze. E chi s’è visto s’è visto. Cosa dire invece dei cespugli vetero – comunisti ? L’autunno sembra inesorabilmente giunto anche per loro. Rifondazione è un partito zoppo, che è sul punto di perdere la protesi vendoliana. Il segretario sembra voler riportare il carrozzone indietro nel tempo, alla ricerca del comunismo smarrito, ma la falce ed il martello brillano solo nelle foto anni ’70. Come se non bastasse, la mancanza di parlamentari ed il taglio dei finanziamenti pubblici ai giornali di partito hanno gettato il PRC in una crisi di bilancio che nasconde un gustoso retroscena. Ferrero è stato infatti costretto a parlare di ristrutturazione di “Liberazione”, promettendo tagli del personale, pena la chiusura di Rifondazione nel 2010. La situazione si è fatta grottesca quando i giornalisti si sono messi a scioperare e manifestare contro il partito d’appartenenza. Come dire, la regola del contrappasso.
Per il resto nulla degno di nota. I soliti convegni, qualche intervista sui giornali a blaterare di riformismo e corteggiare gli ex – compagni Brunetta, Sacconi e Tremonti; un generale appiattimento ad un sistema, che per definizione non prevede la parola sinistra. Il liberal – capitalismo ormai accettato dagli ex- anticapitalisti non può che fagocitare chi, non ponendosi più in alternativa ad esso, ha la sola ambizione di scalfirne la portata cinica. Come far comprendere alla gente i continui riferimenti veltroniani a Banca Intesa, agli USA ed al mondo dell’imprenditoria, quando il potere d’acquisto crolla, il precariato divampa, mentre salari e pensioni rischiano di diventare integrazioni reddituali al debito familiare ? La verità è che la sinistra, bruciata dalla caduta del comunismo sovietico e persa la sfida con la realtà, si è progressivamente rassegnata allo stato delle cose, perdendo il suo consenso di riferimento. Neppure gli anni di Governo hanno restituito senso al voto comunque intercettato. Rifondazione comunista, ultimo presidio pseudo – rivoluzionario non è riuscita minimamente a praticare il cambiamento. Da qui la crisi dei consenso ed il crescente astensionismo. Per gli altri il discorso è uguale e diverso. Passando il tempo ad inseguire e copiare i modelli stranieri, credendo per questo di essere al passo con i tempi, hanno completamente perso di vista la natura del Popolo Italiano; quello stesso popolo di cui per decenni si sono spacciati per rappresentanti. E via saltando, di riferimento in riferimento, tra il Partito Democratico americano ed il Partito Socialista europeo: cose che la gente mastica poco e male. Mentre la rivoluzione di “classe” è stata proiettata sui rapporti interpersonali, questa volta in senso individualista, è stata definitivamente sepolta qualsiasi proiezione sociale. Non sono certo i diritti civili ed il riformismo a scaldare i cuori di persone senza futuro, che fanno fatica a raggiungere la quarta settimana. Senza considerare la natura del tutto peculiare di un Popolo dall’essenza mediterranea, che da sempre ha concesso il suo consenso, non a fronte della persuasione, bensì di seguito alla seduzione. Berlusconi, che piaccia o meno, ha sedotto gli Italiani, li ha fatti sognare. La sinistra, complessata ed ansiosa, è divenuta più realista del re. Nonostante tutto il Popolo è inconsapevolmente scontento di questo sistema ingiusto e diseguale. Occorre risvegliarlo regalandogli il sogno di una rivoluzione possibile e realistica, che sublimi la sua essenza individuale e sociale. Bisogna partire dall’Uomo, ma la sinistra non lo conosce più. Probabilmente non lo ha mai conosciuto.
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Created: 27 September 2008
Last update: 27 September 2008
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